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L'isola

Una stampa antica di StromboliStromboli deve il suo nome al termine Strongyle che significa “tondo, rotondo”.

Il suo territorio,  di circa 13 kmq, è dominato dall’importante mole del suo vulcano; che fra cono e fondale misura 240 metri.Il “gigante nero” si erge imponente su un mare di un azzurro intenso. Gli stromboliani lo chiamano “Struognoli” ma per rispetto spesso preferiscono chiamarlo Iddu (lui), come se  i fenomeni naturali incontrollabili fossero associati a voleri inspiegabili di divinità di antica memoria. . Gli abitanti di Stromboli convivono da tremila anni con i rimbombi e le eruzioni del loro vulcano.
 Secondo la leggenda il vulcano era la reggia di Eolo, dio dei venti. Si dice che studiando la disposizione dei fumi del vulcano i marinai di Stromboli  siano capaci di interpretare la direzione e la forza dei venti. Fin dall’antichità il suo pennacchio e le sue eruzioni sono state un faro per i naviganti; avvicinandosi all’isola, appena  si fa scuro, sono visibili le fiamme che a intervalli regolari si alzano verso il cielo Le sue tre bocche in perenne attività esplosiva rendono questo vulcano forse unico al mondo. E’ possibile (solamente con guide) salire sino al cratere, quando l’attività eruttiva è nomale; le eruzioni sono impressionanti di giorno e indescrivibili di notte.
Nello scorso secolo si sono verificati 26 episodi di emissioni laviche. Tali colate, per la morfologia del vulcano, si riversano sul versante nord – occidentale ma sono confinate all’interno della “Sciara di fuoco”. Fuoriescono generalmente attraverso fratture nella zona craterica o all’interno della Sciara ma possono nascere anche per tracimazione dal bordo craterico. Non rappresentano pericolo per la popolazione. Quando la lava lentamente scorre dal cratere fino al mare dal pendio della Sciara è spettacolare.
L’attività ordinaria del vulcano consiste in esplosioni intermittenti di media energia della durata di pochi secondi ad intervalli di 10 – 20 minuti durante le quali vengono emesse piccole quantità di scorie incandescenti, lapilli, ceneri e blocchi con velocità di uscita compresa fra 20 e 200 metri al secondo ad altezze fra poche decine sino a centinaia di metri.  Periodi di inattività senza lancio di materiali sono piuttosto rari. L’attività normale può essere interrotta da esplosioni più violente, generalmente brevi, durante le quali vengono lanciati blocchi e bombe di dimensioni anche metriche associati a piogge di lapilli e cenere. I prodotti vulcanici solitamente ricadono all’interno dei crateri, ma nelle fasi più violente o parossismi, esplosioni improvvise “tipo cannonata”, provocano emissioni di scorie incandescenti, cenere, bombe e blocchi litici fino a raggiungere distanze considerevoli e così interessare le zone abitate. L’ultimo evento parossistico è avvenuto nell’aprile del 2003; il materiale lavico dell’eruzione ha fatto cadere in mare alcune rocce della parete della Sciara di fuoco. La caduta di questa enorme quantità di massi ha provocato un’onda anomala (tipo tsunami) che ha investito alcune delle isole Eolie.

Vecchia stampa a colori di StromboliAnticamente Stromboli era una colonia dell’isola di Lipari e veniva utilizzata soltanto nei periodi di semina e di raccolta.
Nel XVI secolo A.C. si costituì un piccolo insediamento umano vicino all’attuale chiesa di S. Vincenzo. Vista la sua tradizione marinara, l’isola divenne importante come scalo di imbarcazioni che navigavano il Tirreno ed  ebbe un rigoglioso sviluppo. Nell’ottocento aveva una flotta di ben 65 velieri che solcavano il Mediterraneo;  in special modo collegavano la Sicilia a Napoli. L’introduzione delle navi a vapore, il collegamento ferroviario di Napoli con Reggio Calabria misero in crisi l’isola. Alle difficoltà si aggiunsero forti eruzioni;  nel 1930 un maremoto con onde alte più di 30 metri fece fuggire gran parte della popolazione e l’economia, fino allora fiorente per la pesca e la marineria  nonché per la produzione agricola di olivi viti,  fichi e capperi, fu messa in ginocchio non solo da fenomeni naturali ma anche dalla peronospora che sterminò la più redditizia coltura, quella della vite.
Mentre all’inizio del secolo scorso gli abitanti erano circa 5000, attualmente  non arrivano a 500. La maggioranza degli strombolani si allontanò dalla propria isola non solo per gli stenti ma anche per il miraggio di un nuovo mondo; nell’ultimo dopoguerra  ci fu un’altra ondata di emigrazione per gli Stati Uniti, l’Argentina e l’Australia. L’isola rischiò seriamente di essere abbandonata. Venne riscoperta nel 1949, quando Roberto Rossellini con il suo film “Stromboli, terra di Dio”, interpretato da una giovane Ingrid Bergman, attirò l’attenzione del pubblico sull’isola e la sua straordinaria bellezza: luogo dove il regista e l’attrice vissero la loro storia d’amore. Sui giornali del mondo rimbalzò il nome di Stromboli e delle Isole Eolie dando inizio ad un’attività turistica. Molte case distrutte o abbandonate cominciarono ad essere ristrutturate  e utilizzate per il turismo; attualmente ci sono tutti i servizi essenziali come guardia medica, scuole, poste, negozi, ristoranti, alberghi.

Le attività commerciali che ruotano intorno ai villeggianti hanno purtroppo modificato il suo carattere tradizionale. Le persone che, in un primo momento, si indirizzarono a quell’ambiente così particolare, naturale ed integro, anche se privo di comodità (mancanza di elettricità, scarsità di acqua) negli anni sono state sommerse dall’afflusso massiccio del turismo che ha eliminato le scomodità a danno, forse, della bellezza naturale. Il flusso turistico è prevalentemente estivo.
Stromboli ha due approdi: Pertuso (pertugio) e sul versante Sud-occidentale a Ginostra. Fino al 2005 la nave e l’aliscafo si fermavano al largo e i viaggiatori venivano trasportati a terra da un’imbarcazione (il rollo).
Il secondo, ad oriente,  più comodo ma meno romantico è lo “Scari” nell’abitato di S.Vincenzo. Da qui si alternano lunghe spiagge di ciottoli e sabbia nera, caratteristica dell’isola.

A nord dell’isola di Stromboli si trova lo scoglio di Strombolicchio, residuo dell’antico camino vulcanico. Alla sommità dell’isolotto si trova il faro della marina, ormai completamente automatizzato.

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Ultimo aggiornamento il 07.04.2008 9:34
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